Romeo Iurescia, un artista con il cuore
Scritto da Pietro Volpe   

Abbiamo incontrato Romeo Iurescia, pittore, poeta, romanziere, un artista veramente completo. Entriamo nel suo studio e ammiriamo i suoi quadri, grandiosi e intimi al tempo stesso, che rappresentano un mondo di verità e comunicano stati d’animo ardenti e forti.

“Questo quadro che dipinge l’apocalisse di un paese, come metafora dell’uomo, è ambientato a Cerignola” ci spiega Iurescia “rappresenta i contrasti che albergano in ogni animo, il bene, il male, la forza e la debolezza, il chiaro e lo scuro, la famelicità e l’altruismo. Abbiamo  infatti a sinistra  il mondo della lussuria, della lascivia,  ladri,  pedofili, la simonia, vescovi che vendono le indulgenze, il popolo che reclama, ma anche poi per contrasto, a destra,  il mondo del bene, il mondo della luce, dei valori spirituali, qui sono ritratti il papa Paolo VI e  il famoso sindacalista Di Vittorio, nato appunto a Cerignola, simbolo  dei lavoratori, dei difensori dei lavoratori, del bene sociale. Questi due personaggi hanno una espressione di smarrimento e perplessità, di fronte ad un mondo che sembra la rappresentazione di una farsa. Così  a  sinistra si vede la basilica ed alla parte opposta i quattro cavalieri dell’apocalisse,  simboleggianti la morte che tutto pareggia e  tutto annulla.  Posso dire che è una delle opere che più mi rappresenta, in quanto mi sono sempre interessato sia dei temi sociali che di quelli spirituali, cercando di trovarvi un punto di contatto.”
Il nostro giovanissimo artista, come vedremo meglio più avanti, ci mostra e ci descrive altre tele, in uno è rappresentata la pedofilia, l’uomo- demonio che “pesa” i bambini, in un altro vediamo la crocifissione,   in un altro ancora i cavalli che  esprimono la forza in azione e la libertà. “In quest’ultimo, risalente a quest’estate” ci dice “esposto insieme al altre opere nella mostra nei pressi di Vasto,  raffiguro  il mondo dei contadini,  la campagna.”
“Quando ero pastorello”continua rimembrando, con linguaggio colorito e antico, le sue origini “nei tratturi del Molise,  venendo da una famiglia povera, da bambino pascolavo le pecore ed i buoi del padrone, a Montenero di Bisaccia. Sapete…  si partiva al lunedì e si tornava al sabato, si portava la ‘buacca’, la bisaccia delle sarde e due pagnotte,  che dovevano bastare per l’intera settimana…  si approfittava  del latte e del formaggio delle pecore e dei grappoli d’uva o della frutta che si riusciva di nascosto a recuperare nei campi che si attraversava e si viveva così… Capitava allora che si costeggiava la strada,  la statale 17, la strada che collega Marciano con Termoli, e lì trovavamo …le pietre miliari…  quelle che indicavano i chilometri, bianche, grandi, io ero piccolino, mi sembravano enormi, delle lavagne naturali, che non avevo mai visto, erano la mia unica piccola-grande possibilità di esprimere i sentimenti e le emozioni, forse rivivendo lo  stupore e la meraviglia dei primi uomini  di fronte ai loro graffiti, e quindi usavo queste pietre, bianchissime, così mi apparivano, uscendo dal gregge e dal fango dei primi freddi, per tratteggiare con le mani lo stupore dei primi colori, usando foglie, terra, bacche, frutti. Con  le bucce delle noci, ad ottobre, ci facevo il verde,  con l’argilla il giallo, con le more  il rosso…   mi sporcavo e “sporcavo “le pietre, ma così ho imparato a meravigliarmi della bellezza dei colori e non ho più smesso di desiderarne l’odore e la gioia… Poi, per esempio, con  i sugheri raccolti nella spiaggia del mare facevo le casette, con l’argilla plasmavo i pupazzetti e così nel tempo costruivo il mio primo presepe….Noi al paese, nel 1949,  non avevamo neppure l’acqua corrente, in casa e nel presepe riuscii a fare i fiumicelli: misi una pompa per l’acqua  ramata, per la vite, sotto il piano,  il mio fratellino pompava e l’acqua scorreva… E quando venne il prete a vedere la mia opera quanto si meravigliò! :  “ Ma come noi non abbiamo neppure l’acqua in casa e tu sei riuscito a fare il fiume nel presepe?!!”…  Successivamente questo prete, scorgendo qualità e passione mi propose per il collegio: a quel tempo, per la mia famiglia era l’unico modo per darmi la possibilità di una istruzione e di emanciparmi dalla mia condizione. Avrei dovuto fare il missionario in Monzambico,  ma lì incontrai un frate che faceva gli affreschi nelle chiese , ed ho avuto la fortuna di vederlo al lavoro,  come impastava le polveri, le proporzioni, i disegni, iniziavo a sgrossare la mia curiosità e diventavo più esigente, anche con me stesso. Tornato al paese, per problemi di salute, seguivo mio padre che nel frattempo si era trasferito a Vasto, e nel 1959 partecipavo al mio primo concorso di pittura estemporanea, organizzato dal  Comune, dedicato al nobiluomo e mecenate Carlo Della Penna. Arrivai ventiseiesimo su trecento e passa, ma per consolazione, come premio, diciamo, mi regalarono una scatola di colori ed il cavalletto ed in più lo stesso organizzatore, Carlo Della Penna,  venendo a casa e trovandomi  anche con le scarpe rotte, mi diede, a quel tempo cinquanta mila lire, per incoraggiarmi a continuare gli studi e la passione per la pittura!... A scuola, alle magistrali, poi venni preso di buon’occhio dal mio professore di disegno, Diego Minerva, che ancora oggi è un famoso pittore di Vasto, permettendomi persino di aiutarlo  nella didattica, con alcune piccole lezioni che tenevo agli altri compagni di classe, ricordo per esempio quella sulla teoria delle ombre,  e  ricordo, come eccellenza della mia formazione,  il mio preside, che era don Luigi Martella, uno dei discepoli dell’Accetti, del Palizzi, la famosa scuola napoletana di quel periodo. Da allora mi sono sempre più appassionato ed ho partecipato a decine di mostre e decine di personali, di estemporanee, collettive, ho fatto mostre persino sulle navi, e devo dire anche con discreto successo: le mie quotazioni nel mercato artistico mi hanno permesso anche piccoli investimenti economici, per me e la mia famiglia, anche se i miei interessi si aprono ad altro, sono scrittore, poeta, saggista, romanziere, ho  pubblicato quattordici opere, ed editore, creando appositamente le copertine con dei miei dipinti, unendo le mie capacità artististiche.  Per quanto riguarda invece il mio presente ed il mio futuro,  sto pubblicando un romanzo e contemporaneamente un’opera filosofica: la mia prima laurea l’ho raggiunta a cinquantadue anni, ed ora mi sto avvicinando, manca pochissimo, alla seconda.  Sono inoltre consigliere circoscrizionale, a Roma, dal 1980,  uno dei più vecchi, anche come anzianità di servizio, d’Italia, credo, ed ho soprattutto intenzione di incoraggiare idee e personalità politiche che hanno largo respiro,  continuando a sostenere il più possibile nel mondo della politica progetti autentici, veri, che cerchino il bene della collettività ed il miglioramento dei più elementari servizi, partendo dalla circoscrizione che è il motore del vivere civile e la prima catena di trasmissione dei valori, che ricerchi la solidarietà e il sostegno per i  più bisognosi, coltivando i buoni propositi, come donare  un sole nella tasca  ad ogni cittadino…  Come nella poesia, così nella pittura, cerco di affrontare i temi sociali e, oltre che denunciarli, come nel mio impegno politico, cerco anche di risolverli  o almeno di portare il cittadino più vicino possibile alla ricerca della soluzione, anche in maniera plateale,  come quando sono arrivato a dovermi stendere nell’ aula consiliare in terra per manifestare la mancanza di spazio per i progetti culturali. Se noi reclamiamo troppo tardi poi non facciamo più in tempo a riottenere quello che abbiamo perso.  Ma io a dispetto della mia anagrafe mi sento proprio un ragazzino e vado a manifestare, protesto, parlo, ed  a settant’anni sento di averne  appena sette.”

Intervista a cura di Pietro Volpe

 

Commenti  

 
#1 poetessa, pittriceFlora Lalli 2012-06-26 17:12
Straordinario Romeo Iurescia, dal poliedrico ingegno di Artista, la cui vita è un intenso romanzo!
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