Quando l'arte della cucina è sensibilità
Scritto da Claudio Di Giampasquale   

La storia di Iside e Romano è appassionante. Una meravigliosa favola fatta di tanto amore e condivisione. Intrisa di passione verso la professione che li accomuna. Fondata su un coraggioso progetto di vita e di lavoro che li ha portati a mettere su famiglia e il ristorante 'La Parolina' un'attività lontana dal clamore delle metropoli in un paradiso al confine tra Lazio, Toscana e Umbria.

Si dice che la sensibilità sia un pregio, allo stesso modo che alla fine faccia solo soffrire chi ne è realmente 'disarmato'. Innegabile è che questa divina dote sia congiunta alla poesia, alla creatività. E' bello confrontarsi con persone umili ricche di passione, prive dell'indole di rivalità interlocutoria tipica dei moderni boudoir oggigiorno zeppi di tuttologi inclini più che all'ascolto, piuttosto a dimostrazoni di saccenza. Le persone davvero sensibili sono radiose di partecipazione al dialogo, le riconosci al volo non solo dalla concretezza e dai fatti, più d'ogni altra cosa le riconosci dalla delicatezza, dalla rispondenza. Condividendo ci si intuisce, ci si apre gradualmente alla luce degli interessi in comune.
La circostanza di conoscere Iside e Romano è avvenuta per combinazione, in occasione di una gita fuori porta a nord del lago di Bolsena nella meravigliosa zona ai confini fra Lazio, Toscana e Umbria ove nell'ambito del percorso previsto ho intercalato il consiglio d'un amico che conosceva già il loro ristorantino-monile a Trevinano un piccolo borgo di 150 abitanti nel comune di Acquapendente.
Cenare a 'La Parolina' è stata un'esperienza straordinaria, un'ennesima riprova che ogni avvenimento se saputo cogliere può riservare un dono immenso. La vita che riceviamo non dura poi così poco, a meno che non ci capiti qualcosa che ci distrugge prima del tempo. L'autunno arriva in anticipo, se non sappiamo conservare le forze e l'entusiasmo di capire le cose belle, la semplicità e il coraggio di alcune persone che incontriamo e non ce ne sono poche. La nostra bella Italia poi è piena di persone vere come Iside e Romano.
Scovare il ristorante non è semplice. E' discosto dai tradizionali percorsi enogastronomici che dall'alto Lazio volgono nella provincia di Siena il cui confine dista pochissimi chilometri da lì. Usciti a Fabbro sull'autostrada del Sole proseguiamo verso Allerona. La strada provinciale salendo si insinua tortuosamente in mezzo a boschi d'abeti e il paesaggio via via diventa incantevole. Ascendendo, l'aria carica d'ossigeno si fà sempre più fresca, aromatica, frizzante. Venti chilometri circa di seducente wild nature. C'è anche un pò di sterrato per raggiungere l'antico borgo di Trevinano a quasi settecento metri d'altezza.
Giunti a meta, prenotiamo subito. Nonostante il localetto sia 'celato tra i boschi', questa gradevole bomboniera con 'non moltissimi' coperti, è meta ambita di autentici intenditori della cucina di pregio, dei quali, particolarmente di sabato sera, buona parte provengono da città e cittadine a discreta distanza, Roma compresa per quanto distante più d'un paio d'ore. L'impatto sin da subito è invitante, oggettivamente stimolante per la pulizia, per i buoni odori, per l'originalità dei modi: concentrati tra stile e familiarità.
La passeggiata nel borgo di Trevinano è rilassante, l'antico centro è raccolto su di un poggio, domina a nord il castello dei 'Monaldeschi della Cervara' un po' distaccato dal paese, con il suo parco 'Castrum Trivinani'. In realtà, anticamente, tutto il paesino era un castello con tanto di mura e tre porte d'accesso delle quali due sono andate distrutte. Il panorama è incantevole, distante si scorgono il Monte Amiata, il monte di Cetona e i paesi di Piancastagnaio, Saragiolo, Abbadia S. Salvatore, la punta di Campiglia d'Orcia, il cucuzzolo di Radicofani e San Casciano Bagni. Ci colpiscono la cordialità della gente del posto con quell'accento già marcatamente toscano e la causticità di un proclama inciso su una lastra di pietra, esposta sulla parete d'una antica casa all'ingresso del centro che recita: «Quod tibi horridum videtur mihi amoenum est. Si placet maneas, si tadet, abeas. Utrumque gratum» (Questo luogo che a te forse sembra selvaggio, io lo trovo incantevole. Se ti piace, restaci. Se non ti piace, vattene. Comunque, amici lo stesso).
La sera, lo stile della guarnizione del tavolo prenotato al fresco del terrazzo panoramico ci sorprende. La romantica atmosfera definita dal gioco di luci di candele, il sottile sottofondo di note swinging-charleston e la raffinatezza della coppia di ragazzi in abito scuro in sala, ci accolgono a cena come con magia.
Le sorprendenti creazioni culinarie vengono abbinate ad un ottimo vino francese. Prima di lasciarci al raffinato servizio dei ragazzi, ci colpisce l'apparizione di Iside al cospetto del nostro tavolo. Lei e Romano, suo marito, sono gli artisti-chef creatori di tutte le opere gastronomiche nella carta, compreso l'assortimento di pani panini d'ogni tipo e grissini, la pasta fatta in casa tirata al mattarello e i dolci. Al nostro cospetto, con impeccabile portamento gourmet e garbata cortesia Iside chiosa con passione le specialità della casa, entusiasmandoci a scegliere. Difficilmente dimenticheremo la presa di coscenza con quell'arte culinaria, il modo di servirla, di presentarla. 
Si apre con crema di melone sorbetto al limone e prosciutto disidratato. Proseguendo poi con ravioli ripieni di peperoni alla brace petto d'anatra confit e ristretto alla birra scura. Dopo, con cappellacci di pomodorini datterini canditi, crema di burrata, polvere di capperi e alici di Sicilia. Soddisfatti tra una portata e l'altra da ritmi, gestualità, presentazioni e tempi perfetti. La meravigliosa cena prosegue con cosciotto d'agnello al profumo di timo e salsa di melanzane affumicate. Lombo di coniglio con aneto, tartufo e marmellata di fichi. Le delizie conclusive sono: il semifreddo di ricotta della maremma laziale caramellato e la biscotteria secca 'sempre fatta in casa' da annaffiare con un vinsanto, francamente 'spettacolare'.
La magia del luogo, la raffinata esclusività d'ogni particolare gesto, studiato attentamente per sedurre. L'evidente riscontro da parte di una clientela di 'alto livello' ma, al di sopra di tutto, il trionfo dell'armonizzazione dei sapori e dello stile, rappresentano qualcosa di unico ed emozionante che evince palesemente la smisurata passione che Iside e Romano infondono quotidianamente nella loro professione.
Ci intratteniamo fino a tardi con loro e, quando soli, ci accompagnano verso un minitour del locale che sviluppa in due piani: le salette interne, la nutrita e preziosa cantina e nel loro tempio, la cucina. Poi seduti, stanchissimi ma soddisfatti, ci raccontano con entusiasmo la loro storia.
Scopriamo che Iside è di Roma come noi, romana di Monteverde anche se ha un po' perso l'accento capitolino. Proviene dal mondo della cucina di altissimo livello. Ha fatto tesoro degli insegnamenti di maestri chef come Agata, Tassa e Romeo, alla Pergola dell Hilton e alla Frasca di Castrocaro Terme altro tempio della gastronomia italiana. Lì ha conosciuto Romano romagnolo forlivese, allievo di Gualtiero Marchesi.
La loro storia ci appassiona non poco: una meravigliosa favola fatta di tanto amore e di condivisione. Intrisa di sorprendente passione verso la professione che li accomuna. Una fusione di competenza, tenacia, creatività in amalgama con sentimenti e sensibilità. Alla base d'un coraggioso progetto di vita e di lavoro che nel contempo, mettendo in gioco ogni avere, li ha portati a mettere su famiglia e attività. Lontani dal clamore delle metropoli, in quel paradiso al confine tra Lazio, Toscana e Umbria. A far nascere e crescere la loro splendida bambina lì, in quello sperduto luogo di delizia. Due persone davvero belle: concrete, umili. Due ragazzi straordinariamente sensibili. 

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