
La maggior parte delle violenze si consuma in ambito familiare, e gran parte delle vittime (e spesso si parla di madri con figli) ha subìto più episodi di violenza nel corso della propria esistenza.
La violenza sulle donne: un problema troppe volte trascurato ma che è tristemente diffuso nella società, frutto probabilmente di un retaggio maschilista, patriarcale e prevaricatorio difficile da sradicare. Ogni giorno le pagine dei giornali sono piene di episodi che raccontano di raccapriccianti storie di violenze e maltrattamenti. In effetti la violenza sulle donne è un fenomeno complesso, con molte sfaccettature e comprendente discriminazioni, maltrattamenti fino all’omicidio e alla violenza sessuale. A tal proposito si possono individuare tre definizioni da cui partire: la violenza fisica che va dalle forme più lievi a quelle più gravi; si intende la minaccia, per una donna, di essere colpita fisicamente, di essere spinta, strattonata, presa a schiaffi, calci, pugni, colpita con un oggetto, ustionata o minacciata con le armi; la violenza sessuale, comprende stupro, tentato stupro, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle possibili conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti; infine la violenza psicologica che ha varie forme, e spesso molte donne faticano a rendersi conto di essere vittime di una forma di violenza: ne fanno parte, tra le altre, le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le intimidazioni, le limitazioni economiche imposte dal partner e le strategie di isolamento.
Qualche dato evidenzia la gravità della questione: il 21 febbraio 2007, l’Istat ha presentato i risultati di un’indagine finanziata dal Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità con i fondi dell’Unione Europea, per la prima volta completamente dedicata a questo fenomeno. Sono quasi 7 milioni le donne che hanno subìto uno (o più insieme) dei tre tipi di violenza (citati sopra) nel corso della loro vita. Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente, inoltre, è stata vittima di almeno una violenza fisica o sessuale da parte del proprio partner. Il 24,7% delle donne italiane ha invece subìto violenze da un altro uomo. La cosa grave è che dalla stessa indagine si evince che il vero problema è silenzio: Il 96% delle violenze subìte da un non partner e il 93% di quelle subìte dal proprio compagno, infatti, non sono denunciate. Non crediamo serva aggiungere commenti a questa amarissima realtà.
La maggior parte delle violenze si consuma in ambito familiare, e gran parte delle vittime (e spesso si parla di madri con figli) ha subìto più episodi di violenza nel corso della propria esistenza. Gli stessi partner, mariti o compagni, sono anche i maggiori responsabili degli stupri (il 69, 7%). Nel 17,4% dei casi, gli autori delle violenze sono comunque conoscenti della vittima. Inoltre, nel 91,1% dei casi gli stupri sono ripetuti, e nell’ 11,2% la donna era incinta. Come si deduce facilmente dai dati, dunque, per una donna il rischio di subire uno stupro (piuttosto che un tentativo di stupro) è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Perdita di fiducia e autostima, sensazione di impotenza (44,9%), disturbi del sonno (41,5%), ansia (37,4%), depressione (35,1%), difficoltà di concentrazione (24,3%), dolori ricorrenti in diverse parti del corpo (18,5%), difficoltà a gestire i propri figli (14,3%), idee di suicidio e autolesionismo (12,3%): sono queste le conseguenze più dolorosamente diffuse tra le donne che hanno subìto violenze. In questo panorama in cui gli episodi di violenza sulle donne sono in costante e preoccupante crescita, si inserisce il fenomeno dello stalking, ovvero molestie persecutorie che ricadono direttamente sulla sfera del privato, per combattere il quale occorre un’azione mirata sul territorio. La mia battaglia per introdurre nel Lazio la prima legge contro lo stalking, quindi andrà avanti nella convinzione che il ruolo delle Regioni sia fondamentale: la mia proposta prevede infatti l’istituzione presso le ASL di servizi antistalking per fornire sostegno alle vittime e per avviare progetti di prevenzione; la stipula di protocolli di intesa con le autorità giudiziarie e pubbliche per definire un iter d’azione contro questo fenomeno e l’istituzione di un “Osservatorio regionale” che monitori il problema con attività di consulenza, raccolta dati e informazioni, e che promuova studi e ricerche per arginare fattivamente questa nuova emergenza che riguarda soprattutto le donne. Quanto fino ad oggi è accaduto e continua ad accadere esige una risposta da parte delle Istituzioni, occorre prendere provvedimenti per un cambiamento culturale e perché si riescano a dare le giuste tutele: è un atto dovuto.

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