Sembra impossibile ma un «museo delle ombre», ossia delle Anime del Purgatorio, esiste davvero e si trova a Roma in un piccolo ambiente adiacente alla sacrestia della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio al numero 18 del lungotevere Prati. In una lunga bacheca a muro si possono osservare riproduzioni di strani reperti, in gran parte provenienti d’oltralpe risalenti a un periodo compreso tra il 1636 e il 1919. Si tratta di impronte di fuoco lasciate da defunti sui vestiti, libri, messali, camicie, berretti da notte e su tavolette di legno da lavoro. E di ciascuna impronta è descritta l’incredibile storia. L’idea dello straordinario, originalissimo museo nacque quando -dopo un incendio sviluppatosi il 15 settembre 1897 che danneggiò la Cappella del Rosario allora esistente tra l’attuale chiesa e il santuario dei religiosi- fu notata su una parete dell’altare la strana immagine di un volto sofferente tra le fiamme -ancora conservata ma nascosta per proteggerla dalla polvere e dall’eccessiva curiosità della gente- e visibile in una riproduzione fotografica del piccolo museo. Il padre francese Victor Jouet, vissuto a Roma per oltre quarant’anni, confortato dal parere favorevole di tutti i confratelli, interpretò quella sconcertante immagine come un ‘segno’ di un’anima del Purgatorio e si dedicò con fervore a studi specifici sull’argomento viaggiando attraverso l’Italia e l’Europa alla ricerca di documenti e di concrete testimonianze che diedero origine alla curiosa, eccezionale raccolta. Vediamo dunque ‘da vicino’ qualcuno degli straordinari reperti. Balza subito all’occhio una serie di quattro impronte contrassegnate con un numero ‘sette’. Esse furono «rilasciate» il primo novembre 1731 da un defunto sacerdote, padre Panzini, alla venerabile madre Isabella Fornari badessa del monastero delle Clarisse di Torino. Si tratta di: impronta della mano sinistra e profondo segno di croce su una tavoletta che la suora usava per il suo lavoro; impronta della mano sinistra su un foglio di carta; impronta della mano destra su sulla manica della tonaca; stessa mano e stessa impronta passata sulla camicia dopo aver bruciato la tonaca. Su consiglio del confessore, padre Isidoro Garala, la badessa tagliò i pezzi di stoffa contraddistinti dalle bruciature e glieli consegnò insieme alla tavoletta, per farli conservare. Un altro reperto riguarda un’impronta lasciata su un libro. Narra la storia che, nel secolo scorso, alla signora Margherita Demmerlé di Ellingen presso Metz in Lorena, apparve la suocera, morta da trent’anni, la quale le chiese di recarsi in pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Marienthal e di far celebrare due messe per la sua anima. La nuora ubbidì e quando la suocera le si ripresentò nuovamente per ringraziarla e per comunicarle la propria «liberazione», ella consigliata dal parroco, le chiese un ‘segno’. E la defunta lasciò un’impronta della mano destra sul libro che la donna stava leggendo. Su un pezzo di stoffa si nota chiaramente una profonda bruciatura provocata da una mano destra: è l’impronta della defunta signora Leleux lasciata la notte del 21 giugno 1879 a Wadecq in belgio, sulla camicia del figlio Giuseppe al quale la donna era apparsa più volte per rimproverarlo della vita dissoluta che conduceva. Il ragazzo, turbato dalle visioni, si ravvide, fondò in seguito un ordine religioso e morì in odore di santità.
Il LONGOBARDè una variante dello skateboard. Rispetto a uno skateboard convenzionale la tavola è più lunga, inoltre generalmente le ruote sono di dimensioni più grandi e i truck (parte meccanica che fa da raccordo tra ruote e tavola) sono più flessibili, facilitando l'esecuzione di curve. Queste caratteristiche comportano una minore versatilità nell'esecuzione di tricks (evoluzioni), per i quali si utilizzano tavole di minori dimensioni. Nel longboarding esistono varie specialità: Downhill, Cruise, Pump, Slalom, Sliding, Dance o Flatland. Le caratteristiche dei longboard skate garantiscono una maggiore stabilità ad alte velocità, per questo sono utilizzate per discese ad alta velocità (downhill). Le tavole per il downhill sono prive di kick (zone della tavola rialzate, situate in coda e in punta), perché la loro presenza potrebbe portare ad una involontaria perdita di aderenza delle ruote. Nelle discese assume grande importanza la capacità di disegnare curve di vario raggio, in inglese carving. La pratica di effettuare percorsi in discesa, ma senza cercare la massima velocità possibile, è detta freeride. Gli skate longboard vengono anche utilizzati come mezzo di trasporto, per gli spostamenti da un luogo all'altro (cruise) visto che in pianura mantengono più a lungo la velocità rispetto agli skate di minori dimensioni. Inoltre le ruote più grandi si comportano meglio su fondi non perfettamente lisci, questo ne favorisce l'utilizzo in strada invece che all'interno di skate-park. Tramite la tecnica del pump o pumping, ovvero l'esecuzione di una veloce serie di curve alternate, è possibile mantenere la velocità anche in pianura, senza dover spingere poggiando il piede a terra. La flessibilità delle tavole e dei truck, e la conseguente facilità nell'esecuzione delle curve, rende inoltre gli skate longboard adatti ad eseguire manovre di slalom. Sebbene i longboard siano meno maneggevoli nell'utilizzo acrobatico, esistono una serie di trick o evoluzioni che sono tipiche del longboard: • lo SLIDE, ovvero l'esecuzione di curve in derapata (a volte appoggiando le mani a terra, protette da speciali guanti), è facilitato dal fatto che i longboard hanno ruote grandi e una maggiore stabilità. La tecnica dello slide, oltre che per fini puramente estetici, è utilizzata nel downhill per ridurre la velocità in curva. Qualora lo slide venga eseguito in piedi invece che in posizione accucciata, si parla di stand-up slide. • lo STILE DANCE, prevede invece l'esecuzione di una serie di "passi" lungo tutta la lunghezza della tavola, con rotazioni ed evoluzioni sia del corpo dello skateboarder che della tavola stessa: tale tecnica è resa possibile grazie alle maggiori dimensioni delle tavole da longboard, che permettono quindi una maggiore superficie di manovra per l'esecuzione di tali evoluzioni. • oltre al dance, nel freestyle, (che può essere flatland, in pianura, o freeride, in discesa), vengono eseguiti altri trick, come i SALTI, gli SHOVIT ossia rotazione della tavola sull'asse verticale e i FLIP rotazione della tavola sull'asse longitudinale. La tavola da longboard non permette solitamente di eseguire l'OLLIE, per cui nei salti, ci si aiuta spesso con la mano mentre la tavola è in aria, mentre i piedi sono momentaneamente sul terreno. Un altro modo di ovviare all'impossibilità di eseguire 'ollie' è flippare in modo OLD SCHOOL ovvero ponendo la punta del piede sotto il bordo laterale della tavola e tirando verso l'alto mentre lo skateboarder salta. Gli shovit, nel longboard, vengono generalmente eseguiti spingendo sul nose (parte anteriore della tavola) invece che sul tail, questo perché nell'andatura longboarding il peso del corpo è distribuito maggiormente verso l'anteriore.
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